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1969 QUANDO TUTTO INIZIÒ

Era il 1969 e la "cosa" si chiamava Arpanet, 

 

 

Il 29 ottobre del 1969, quando fu effettuata la trasmissione di un primo pacchetto di dati tra due computer, uno posto all'università di Los Angeles, l'altro al Research Institute di Stanford, a Bari il CSATA, centro studi per le tecnologie avanzate, era già nato e all'Università agli studi era già stato istituito il corso di laurea in Scienze dell'Informazione (DPR 13 ottobre 1969).

Si chiamava Arpanet che era l'acronimo di Advanced Research Project Agency, agenzia per i progetti di ricerca avanzata per il Dipartimento della Difesa Americano, e quel giorno sperimentò  un collegamento tra due computer alla velocità di connessione di 50 kbps (che è circa 2700 volte più lento rispetto alle connessioni a banda larga che abbiamo oggi), doveva trasmettere la parola "Login", e il messaggio completo ci mise circa un'ora ad arrivare (vedi nostra notizia ndr).

Il team di ricerca del Research Insititute di Stanford non sappiamo quanto fosse cosciente di aver dato vita a un percorso che avrebbe rivoluzionato tutto.

A Bari in quell'anno, il 19 settembre, nasceva l'Associazione di fatto senza fini di lucro, tra soggetti pubblici e privati, denominata CSATA Centro Studi e Applicazioni in Tecnologie Avanzate, l'organizzazione da cui deriva InnovaPuglia. Fortemente voluto da un ancor giovane statista pugliese, Aldo Moro, lo CSATA aveva tra i suoi soci fondatori l'Università di Bari, la Banca d'Italia, il Nuovo Pignone (una società metalmeccanica presente nella zona industriale di Bari, fortemente innovativa e a partecipazione IRI), il FORMEZ. Il Centro, ubicato nel cuore del campus universitario di Bari, all'epoca gestiva il CED Centro di Elaborazione Digitale dell'università a cui fecero capo i primi studenti del corso di laurea in informatica.

Qualche anno dopo, il 30 aprile 1986, in Italia da un centro del Cnr a Pisa si inviò un segnale che raggiunse la stazione satellitare degli Stati Uniti, passando per le antenne del Fucino. Era un messaggio di quattro lettere e impiegò meno di un secondo per andare e tornare. 

Era sempre Arpanet, collegava università e centri di ricerca americani e NOI C'ERAVAMO. Sì perchè Tecnopolis, progenitrice di InnovaPuglia, lavorava in quella rete e partecipava alle avveniristiche sperimentazioni che hanno dato vita oggi a quella che chiamiamo semplicemente "la rete". Nel 1986 Tecnopolis era infatti nel gruppo di lavoro che ha dato vita alla rete GARR, Gruppo per l'Armonizzazione delle Reti della Ricerca, composto da 6 enti fondatori: CNR, INFN, ENEA, CILEA, CINECA, e, appunto Tecnopolis CSATA.  

Sarebbero passati altri 3 anni, 20 da quel primo giorno, e nel 1989 nasce il World Wide Web (www) molto simile a quello che conosciamo oggi. È Tim Berners-Lee, uno scienziato britannico, insignito del premio Turing 2016, a tirar fuori l'idea vincente di formare una rete di collegamenti e ipertesti. Berners Lee, da giovane ricercatore del Cern  è diventato poi insegnante al Mit di Boston,  dove ha fondato e ha sede il World Wide Web Consortium (W3C). Ma lo scienziato non ha mai brevettato la sua invenzione, dando modo a tutti di usare il World Wide Web senza pagare royalties a nessuno. 

A distanza di 50 anni da quel primo collegamento, Internet ha cambiato le nostre abitudini. A luglio del 2019 erano 4,33 miliardi le persone connesse e il web è ormai ritenuto un diritto di tutti i popoli.

Oggi, la sfida è combattere il digital gap perché, nonostante i numeri, metà della popolazione mondiale non è connessa, come ha ricordato il Commissario dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, Antonio Martusciello, in occasione delle celebrazioni dell'Internet Day e come riporta la rivista on line CorCom https://www.corrierecomunicazioni.it/.

"Da allora  - ha detto Martusciellola connessione a rete degli utenti è diventata, sì un sistema mondiale di comunicazione e scambio, ma con tanti elementi oscuri, finanche tossici. Dal deep al dark web, dalle fake news alle istanze manipolative in grado di influenzare non solo le logiche commerciali, ma anche quelle politiche, nell'ambito dell'ormai noto fenomeno della bubble democracy[1]."

La conclusione a cui perviene il commissario è che "l'ormai conquistata maturità richiede un framework normativo più strutturato. La co-regolamentazione non basta, ma occorre un intervento che sappia coniugare legislazione, autoregolazione, consapevolezza delle necessità e dell'architettura del mercato. Del resto, non ci può essere libertà senza regole"

Valenzano, 29 ottobre 2019


[1]

La politica dominata dal fenomeno filter bubble per cui, in un social network che sfrutta degli algoritmi  per definire quali siano le notizie di maggior interesse per l'utente, i post visualizzati da un utente sono sempre più in linea con gli interessi e le opinioni dello stesso. L'algoritmo filtra le notizie e le opinioni provenienti dal mondo esterno facendoci arrivare sullo schermo solo ciò che è coerente con la visione della realtà di ciascun utente. Il risultato è che gli individui sono chiusi in bolle autoreferenziali separate tra loro e fake news e hate speech accrescono la separazione e la diffidenza reciproca.

 

 


 

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