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RAPPORTO EIT DIGITAL

 

RAPPORTO  EIT DIGITAL

THE FUTURE OF EDUCATION FOR DIGITAL SKILL

 

 

È necessaria una "rivoluzione delle competenze in Europa".

Presentato il rapporto di EIT Digital alla Conference on the Future of Europe-EduTech Challenges al Talent Garden di Roma Ostiense il 22 e 23 novembre.

Sono a rischio gli obiettivi del Digital Compass, il piano dell'Ue per il 2030 in campo digitale, che punta a fornire ad almeno l'80% della popolazione adulta europea competenze digitali di base e a impiegare 20 milioni di specialisti digitali nell'UE?

A questo interrogativo risponde l'analisi del rapporto di EIT Digital dandone purtroppo una risposta negativa. "Senza una scossa esogena sotto forma di maggiori investimenti e/o innovazioni dal lato dell'offerta, la traiettoria attuale indica che entro il 2030 ci sarà solo il 64% della popolazione con almeno competenze digitali di base (16 punti percentuali dal target) e solo 13,3 milioni di specialisti digitali occupati (a meno di 6,7 milioni dal target)."

APPROFONDIMENTO

La sfida che l'Unione Europea ha di fronte è a due facce: le competenze digitali di base, come parte dell'odierna comprensione dell'alfabetizzazione; le competenze specialistiche necessarie alle imprese e alle organizzazioni europee sia per innovare nelle tecnologie abilitanti fondamentali (KET) come l'intelligenza artificiale (AI) o Internet of Things (IoT) e rimanere al sicuro con gli specialisti di sicurezza informatica necessari.

"Per raggiungere gli obiettivi di competenze digitali della bussola digitale europea in modo equo, inclusivo e sostenibile, è necessaria una collaborazione a livello europeo, date le enormi sfide e i costi coinvolti. Le tendenze emergenti delle iniziative educative paneuropee come quelle dell'EIT e delle reti universitarie europee dovrebbero essere meglio coordinate e ulteriormente rafforzate ed estese per includere il settore privato. C'è un ruolo di orchestrazione per la Commissione europea per lavorare in stretta collaborazione con gli Stati membri per stabilire un sistema di formazione delle competenze digitali equo e inclusivo in tutta Europa che coinvolga fornitori di istruzione pubblici e privati."

Nel settore pubblico, a livello di istruzione primaria e secondaria, le competenze digitali sono insegnate, quasi dappertutto, come una disciplina integrata e applicata in altre materie e gli insegnanti hanno urgente bisogno di essere riqualificati e qualificati.

Questo è un aspetto chiave per offrire un'educazione digitale efficace a tutti i livelli.

Inoltre, in media, le istituzioni europee sono lente nel modificare i loro curricula e mal si adattato al dinamismo delle esigenze del mercato del lavoro. Nelle università europee c'è un'offerta molto limitata e frammentata di nuovi programmi di Master specialistici in Tecnologie Abilitanti Chiave (KET).

Nel settore privato, ci sono diverse iniziative di organizzazioni non profit che si rivolgono principalmente alla fascia più bassa di gruppi molto svantaggiati, mentre i partenariati pubblico-privato stanno diventando sempre più importanti per garantire che la formazione sia in linea con le esigenze dell'industria. Inoltre diverse organizzazioni private hanno lanciato propri istituti indipendenti, che utilizzano metodi specifici per lo sviluppo di competenze high-tech.e rilasciano un certificato digitale al termine di un programma professionale.

Analizzando i dati, il documento identifica quattro lacune principali in tema di competenze digitali:

  • Frammentazione nell'approccio alle competenze digitali del sistema educativo di livello primario e secondario.
  • Approccio tradizionale, lento e non adattato al dinamismo delle esigenze del mercato del lavoro degli istituti europei a livello di istruzione universitaria.
  • Mancanza di offerta del settore privato rivolta alla fascia con competenze medie della popolazione
  • Le offerte delle istituzioni specializzate del settore privato sono concentrate sulle proprie esigenze del mercato del lavoro e offrono solo corsi a pagamento

Sono dunque quattro gli scenari ipotizzati sulla base di diverse evoluzioni future nelle offerte del settore pubblico e privato di fornire competenze digitali generali e specializzate:

  1. "Selettività digitale" dove l'offerta del settore pubblico è più reattiva alle tendenze tecnologiche e alle esigenze del mercato, mentre l'offerta privata rimane ristretta nell'ambito e nell'obiettivo.
  2. "Digital Plenitude" dove l'offerta del settore pubblico è reattiva e l'offerta del settore privato è più ampia sia nell'ambito che nell'obiettivo.
  3. "Digital Widening" dove l'offerta pubblica rimane tradizionale e non risponde e questo è parzialmente compensato dalla più ampia offerta privata.
  4. 'Digital Deprivation' dove entrambe le offerte si posizionano sul polo più negativo delle dimensioni.

Se ne deduce che solo lo scenario "Digital Plenitude" riesce ad ampliare l'inclusione digitale e a produrre le specializzazioni digitali necessarie per stimolare l'innovazione e la produttività.

Sulla base di questi scenari, il rapporto conclude che per muoversi verso lo scenario più favorevole devono verificarsi tre cambiamenti principali:

  1. L'intero sistema di istruzione pubblica europeo, dalle scuole primarie fino alle università, deve modernizzare con urgenza i programmi di educazione digitale; l'offerta pubblica deve riformare i propri curricula, rendendoli più rispondenti alle mutevoli tecnologie e alle esigenze del mercato del lavoro. Ciò richiede riforme organizzative e di governance per aprire i sistemi ai partenariati con la società civile e investimenti tangibili in connettività e in nuova formazione per i docenti
  2. Le iniziative private di educazione digitale dovrebbero passare a un'offerta complessiva complementare, più ampia e meglio coordinata, ampliando il loro raggio d'azione per raggiungere anche il livello medio nella scala delle competenze digitali. Gli attori privati ??dovrebbero fornire corsi che non siano solo strettamente strumentali al loro ecosistema tecnologico e,  in collaborazione con i governi locali e/o le istituzioni pubbliche, dovrebbero offrire borse di studio o altri schemi finanziari che aumenterebbero il pool di partecipanti alla loro offerta educativa. Per questo, sono necessarie nuove partnership tra istituzioni educative, imprese, ONG e governi.
  3. Sono necessarie iniziative, reti ed ecosistemi paneuropei in materia di competenze digitali meglio orchestrati per aumentare la qualità, l'efficienza e l'efficacia complessive.

In conclusione, per raggiungere gli obiettivi di competenze digitali della bussola digitale europea in modo equo, inclusivo e sostenibile, è necessaria una collaborazione a livello europeo, date le enormi sfide e i costi coinvolti. Le tendenze emergenti delle iniziative educative paneuropee come quelle dell'EIT e delle reti universitarie europee dovrebbero essere meglio coordinate e ulteriormente rafforzate ed estese per includere il settore privato. C'è un ruolo di orchestrazione per la Commissione europea per lavorare in stretta collaborazione con gli Stati membri per stabilire un sistema di formazione delle competenze digitali equo e inclusivo in tutta Europa che coinvolga fornitori di istruzione sia pubblici che privati.

Scarica il Rapporto

Valenzano, 22 novembre 2022

 

 

 


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