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ANTICIPAZIONI RAPPORTO SVIMEZ

SUD, LO SPETTRO DELLA RECESSIONE

IN UN'ITALIA CHE CRESCE POCO SI RIAPRE IL DIVARIO TERRITORIALE 

È stato presentato alla stampa un anticipo del Rapporto Svimez 2019 il cui dato essenziale è che dopo un triennio di debole ripresa del Mezzogiorno, si interrompe il ciclo e si riallarga la forbice con il Centro-Nord. C'è un crollo generalizzato degli investimenti, con particolare riferimento a quelli pubblici, con il declino dei consumi della P.A., ma il dato preoccupante è la carenza di  quasi 3 milioni di posti di lavoro nel Mezzogiorno per colmare il gap occupazionale col Centro-Nord. Conseguenza è una drammatica emigrazione verso il Centro-Nord e l'estero delle risorse più qualificate.  I diritti di cittadinanza rimangono limitati al Sud.

Complessivamente l'Italia rallenta rispetto alla UE e il sud cresce ancor meno e si registra una forte disomogeneità tra le regioni meridionali e la Puglia, insieme ad Abruzzo e Sardegna registrano un tasso di sviluppo più alto rispetto alle altre regioni. 

Nel 2018 il Sud ha fatto registrare una crescita del PIL dell'appena +0,6%, rispetto +1% del 2017. Il dato più preoccupante è il ristagno dei consumi nell'area (+0,2, contro il +0,7 del resto del Paese). Mentre il Centro-Nord ha ormai recuperato e superato i livelli pre crisi, nel decennio 2008-2018 la contrazione dei consumi meridionali risulta pari al -9%. Calano ancora gli investimenti pubblici. Nel 2018, stima la SVIMEZ, sono stati investiti in opere pubbliche nel Mezzogiorno 102 euro pro capite rispetto a 278 nel Centro-Nord (nel 1970 erano rispettivamente 677 euro e 452 euro pro capite).

Anche l'occupazione cala: gli occupati al Sud negli ultimi due trimestri del 2018 e nel primo del 2019 - dice la Svimez - sono calati complessivamente di 107 mila unità (-1,7%); nel Centro-Nord, invece, nello stesso periodo, sono cresciuti di 48 mila unità (+0,3%). 

In base alle previsioni elaborate dalla SVIMEZ, nel 2019, l'Italia farà registrare una sostanziale stagnazione, con incremento lievissimo del PIL del +0,1% e una crescita zero dell'occupazione. Il PIL del Centro-Nord dovrebbe crescere poco, di appena lo +0,3%. Nel Mezzogiorno, invece, l'andamento previsto è negativo, una dinamica recessiva: -0,3% il PIL. Nell'anno successivo, il 2020, la SVIMEZ prevede che il PIL meridionale riprenderà a salire segnando però soltanto un +0,4% (anche l'occupazione tornerà a crescere, se pur di poco, con un +0,3%). Migliore l'andamento delle più importanti variabili economiche nel Centro-Nord, con un incremento del prodotto interno lordo pari a +0,9%, ma comunque non in grado di riportare l'Italia su un sentiero di sviluppo robusto (nel 2020, l'aumento del PIL nazionale sarà del +0,8% e dell'occupazione del +0,3%). 

La vera emergenza è l'emigrazione del Sud che determina una perdita di popolazione, soprattutto giovanile, e qualificata, solo parzialmente compensata da flussi di immigrati, modesti nel numero e caratterizzati da basse competenze. Tale dinamica determina soprattutto per il Mezzogiorno una prospettiva demografica assai preoccupante di spopolamento, che riguarda in particolare i piccoli centri sotto i 5 mila abitanti. 

L'indebolimento delle politiche pubbliche nel Sud incide significativamente sulla qualità dei servizi erogati ai cittadini, tanto da far ritenere, secondo la SVIMEZ, urgente un piano straordinario di investimenti sulle infrastrutture sociali del Mezzogiorno: scuole, ospedali, presidi socio-sanitari, asili nido. 

In particolare, la Puglia, che nel 2017 aveva già cominciato a dare segnali di ripresa (+1,2%), migliora ulteriormente gli andamenti del PIL nel 2018 (+1,3%). Sono soprattutto le costruzioni a tirare (+4,4%), la crescita dell'industria in senso stretto si attesta su un positivo + 2,0% e quella dei servizi sul +1,1%. Va, invece, in controtendenza l'agricoltura, che cala del -1,0%. 

Secondo la Svimez, lo spettro della recessione si può evitare, in quella che viene defintia "un'ultima chiamata per le politiche di sviluppo". 

Queste le conclusioni del comunicato stampa diffuso sul rapporto.

"La SVIMEZ tuttavia ritiene necessario indicare alcune priorità, che discendono dall'urgenza delle analisi e delle previsioni fin qui condotte. Invece di perseguire soluzioni "per parti", che contengono germi di contrapposizione territoriale che favoriscono gli opposti rivendicazionismi (come la riduzione dei salari al sud o l'autonomia differenziata), occorre mettere in campo, da subito, un insieme di strumenti incisivi per il rilancio degli investimenti pubblici (a partire da un'attuazione piena del principio di riequilibrio territoriale sancito con la clausola del 34% e dall'avvio di una forte perequazione infrastrutturale), in un'ottica di integrazione e reciproci vantaggi tra le aree del Paese. La priorità di un nuovo "Stato strategico e innovatore", dev'essere orientata all'incremento della dotazione di infrastrutture economiche, ambientali e sociali, all'investimenti nel capitale umano e nelle politiche di innovazione per le imprese. L'urgenza è di fronteggiare le emergenze occupazioni e sociali. La sfida è portare il Sud che (r)esiste a competere sulle catene globali del valore, sfruttando al meglio i suoi vantaggi competitivi, in una strategia nazionale ed europea".

Approfondimento su http://lnx.svimez.info/svimez/presentazione-anticipazioni-rapporto-svimez-2019/

Valenzano, 2 agosto 2019

 

 


 

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