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COSA SONO I LIVING LABS?

 

Abbiamo chiesto a Francesco Molinari, rappresentante della rete europea dei living lab ENoLL, di spiegarci meglio cosa sono i living lab e quale sia la caratteristica innovativa della metodologia.

INTERVISTA
di Igia Campaniello

 

R.: In Europa si è puntato soprattutto nel mettere in rete le iniziative dei Living Lab e la scelta pare aver pagato, infatti la stragrande maggioranza delle esperienze sono europee. È d'accordo? Come si spiega questa propensione europea a lavorare in ambienti collaborativi?

F. M.: Beh, come potrei non esserlo, visto che faccio parte di questa rete… Ma al di là di ciò, la nascita di ENoLL è stata una scelta strategica consapevole fin dal novembre 2006, quando fu lanciata dalla Presidenza finlandese di turno dell'Unione europea come "primo passo verso un nuovo sistema europeo dell'innovazione, in grado di imprimere una svolta epocale all'intero processo" dell'innovazione stessa.

R.: Per ENoLL si parla di 6 "waves", e l'avviso per l'ultima si è concluso a Febbraio. Ha registrato differenze significative tra la prima e l'ultima ondata?

F. M.: I risultati della sesta "ondata" non sono ancora ufficiali, ma posso dire che è continuata la crescita progressiva del numero di Living Labs aderenti ad ENoLL, soprattutto europei ma anche africani o dell'America latina, ed in Europa soprattutto spagnoli, francesi e italiani.

R.: Ci può spiegare meglio il concetto di Open Innovation, legato soprattutto alle ultime esperienze di Living Labs?

F. M.: L'espressione ha un'origine e una definizione nella letteratura delle "Business Schools" americane, ma in soldoni significa far uscire l'innovazione dal chiuso dei laboratori di ricerca e sviluppo ed aprirla a contaminazioni le più varie con il mercato, la società civile, l'assetto istituzionale ecc.

R.:  Qual è la differenza sostanziale tra il modello di "user centric design" e di "user driven design" ed è possibile vedere l'insieme come un processo evolutivo in cui tener conto del contesto territoriale dal quale si parte?

F. M.: Mah, personalmente ritengo che ogni innovazione, anche la più spinta, affondi le proprie radici nel terreno della cultura e della Storia (con la S maiuscola) cui fa più diretto riferimento. Quindi anche il passaggio dall'uno all'altro modello può spiegarsi in parte così. D'altra parte, per come è nato il movimento dei Living Labs nel 2006, nella citazione che facevo prima vedo molto anche il tentativo di superare una visione del design di prodotti e servizi in cui si mette troppo "ritualmente" l'utenza finale al centro dell'attenzione, per poi dimenticarsene un minuto dopo, con i risultati spesso deludenti che ne derivano.

R.: Quando si parla di passare dall'innovazione tecnologica a quella sociale, cosa si intende precisamente e qual è il ruolo dei Living Labs in questo processo?

F. M.: L'innovazione sociale consiste nel lasciare liberi i cittadini o i consumatori di trovare nuove applicazioni per prodotti e servizi innovativi che mai verrebbero in mente ai designer chiusi nei loro laboratori. Un esempio per tutti l'SMS: oggi il principale strumento di comunicazione al mondo, pochi ricordano che quando fu inventato serviva a veicolare messaggi dalla centrale o dalla segreteria telefonica al cliente, e magari (ma non sempre) viceversa…

R.: Secondo lei, in Italia, quali sono i settori dai quali è legittimo aspettarsi i migliori risultati dall'applicazione della metodologia "Living Labs"?

F. M.: Difficile esprimere giudizi di ordine generale. Ne citerei due però: l'innovazione di servizio nella pubblica amministrazione e la produzione di beni durevoli destinati al consumatore finale. Nel primo caso perché i servizi pubblici toccano da vicino tutti noi cittadini, e spesso ci siamo trovati a pensare come potrebbero essere migliorati, anche con un risparmio di spesa per l'ente che li eroga, salvo poi rimanere praticamente inascoltati... Nel secondo caso perché faccio fatica a pensare ad un approccio Living Lab che funzioni bene nelle forniture edili o in quelle industriali, dove le funzionalità e le prestazioni tecniche dei prodotti prevalgono nettamente sugli aspetti di usabilità, gradevolezza, accettazione sociale ecc.

R.: Ritiene possibile applicare la metodologia a tutti gli investimenti regionali in innovazione, come pensa di fare la Regione Puglia?

F. M.: Se ben capisco, per quanto "ricca" di stanziamenti a bilancio, questa della Regione è essa stessa una sperimentazione. Parliamone ancora fra qualche mese, dopo aver visto arrivare i primi risultati.

R.: Ci può parlare dell'insuccesso più clamoroso e del risultato più brillante che, secondo la sua esperienza, hanno prodotto i Living Labs in Italia.

F. M.: L'insuccesso più clamoroso è, al momento, il mancato decollo della rete INoLL, come era stata chiamata dopo un convegno costitutivo svoltosi a Palermo nell'autunno 2009. E questo nonostante la crescita dei Living Labs aderenti ad ENoLL sia nel frattempo proseguita in modo lineare. Il risultato più brillante? La stupirò: per me è questo bando della Regione Puglia, con cui la metodologia sta entrando direttamente nella "cassetta degli attrezzi" dei responsabili delle politiche di sviluppo territoriali.

Grazie e arrivederci al prossimo appuntamento. (i.cam)

Valenzano, 16 aprile 2012

Brevi cenni biografici di Francesco Molinari. Come consulente indipendente ha lavorato in qualità di Research & Project Manager per svariate organizzazioni pubbliche e private in Italia, Grecia, Slovenia, Cipro, Israele, Belgio e Regno Unito, partecipando (in prevalenza come coordinatore) ad alcune decine di progetti ICT finanziati dalla Commissione europea sui programmi FP7, FP6, FP5, CIP, eTEN, CEE, MED ed eParticipation, nonché a livello nazionale e regionale, incluso il Soggetto responsabile di un Patto territoriale toscano. In Europa, per conto della DG INFSO, Unità F4, della Commissione, ha guidato nel 2008 uno studio per la valutazione dell'approccio Living Labs nello scenario dell'innovazione e del Future Internet. Ha anche partecipato a un precedente studio, finanziato dalla Unità C3 della stessa DG, per analizzare l'impatto della ricerca e sviluppo ICT sui sistemi nazionali e regionali d'innovazione. Nel 2009 ha fatto parte del team di valutatori indipendenti del Programma i2010 della Commissione sul tema della banda larga di nuova generazione e dal 2010 sta coordinando un gruppo di lavoro Stato-Regioni su "Bandi Multistadio e Public Procurement" per conto dell'Agenzia per l'Innovazione nella P.A. e del Ministero dello Sviluppo Economico (DPS).


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