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I DATI 2020 DELL'OSSERVATORIO SULL'AGENDA DIGITALE

 

L'Osservatorio Agenda digitale del Politecnico di Milano ha presentato i risultati della sua ricerca, giunta all'ottava edizione, il 17 dicembre, con un convegno on line "Abilitare l'Italia digitale: la buona regia per ripartire"

 

I numeri della trasformazione digitale del Paese ci parlano di 50 milioni di italiani presenti in Anpr (Anagrafe digitale), 150 milioni di pagamenti gestiti tramite pagoPa (la piattaforma di pagamenti della PA), 170 milioni di fatture elettroniche alla pubblica amministrazione, quasi 13 milioni di credenziali Spid (accesso unico ai servizi digitali) e 18 milioni di Cie (carte di identità elettroniche) rilasciate. A questo va aggiunto che 8 milioni di italiani hanno scaricato l'app Io (per i servizi digitali della PA).

In questo scenario il Covid19 ha giocato il ruolo di acceleratore.

La ricerca del Politecnico di Milano ha disegnato un'Italia rinnovata dalla pandemia, in cui il digitale è ormai considerato irrinunciabile per la ripresa. In questo contesto, la PA nei prossimi mesi, assume un ruolo cruciale per l'attuazione dell'agenda digitale, a patto che sappia giocare un ruolo da ‘regista' della trasformazione digitale.

Nei prossimi sette anni, infatti, l'Italia potrà contare su oltre 100 miliardi di euro per l'attuazione dell'agenda digitale e, se è vero che nella programmazione europea 2014-2020, l'Italia è stata il primo Paese per fondi strutturali disponibili per l'attuazione dell'agenda digitale – 3,6 miliardi di euro – è pur vero che è riuscita a spenderne solo il 34,5%.

Ora, la Pa è chiamata a essere uno degli attori chiave nel rilancio del Paese, e per farlo non dovrà limitarsi a ridistribuire in modo assistenziale le risorse a disposizione, ma dovrà dimostrare di possedere "un'idea Paese" in grado di coinvolgere cittadini e imprese e di favorire l'innovazione.

Come ha spiegato la ministra per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione, Paola Pisano, intervenendo alla presentazione della ricerca,  "La vera sfida per noi è diventare una sola pubblica amministrazione, digitale, agile, efficiente e anche innovativa. Con le norme introdotte nei decreti Cura Italia e Semplificazione e innovazione digitale - ha continuato - siamo intervenuti sull'impianto normativo vigente, per semplificare, accelerare e innovare il processo di digitalizzazione, istituendo un fondo per l'innovazione di 50 milioni di euro, pressoché interamente destinato alla digitalizzazione dei servizi degli enti territoriali".

"Nel Recovery Fund – ha poi sostenuto la Pisano – abbiamo individuato alcuni progetti che prevedono lo sviluppo di infrastrutture cloud, ormai necessarie per agevolare la digitalizzazione, che prevedono l'interoperabilità dei dati per semplificare i servizi e le relazioni tra le pubbliche amministrazioni; lo sviluppo delle piattaforme abilitanti dei servizi digitali; specifici interventi per garantire la sicurezza cibernetica. Infine - ha concluso la Ministro - la diffusione delle competenze digitali. Progetti che abbiamo iniziato non solo a livello nazionale, ma anche europeo, come il progetto Gaia-X, a cui l'Italia partecipa anche grazie a 28 aziende che hanno aderito al consorzio".

Al termine delle presentazioni Giuliano Noci, responsabile scientifico dell'Osservatorio Agenda digitale ha concluso: "Le Pa italiane spesso iniziano un processo di trasformazione digitale perché obbligate. Ciò che le ostacola è un personale numericamente inadeguato, ma anche la mancanza di competenze per gestire la trasformazione, che richiede un forte investimento nell'assistenza all'utenza e nel cambiamento culturale dei dipendenti. Il percorso di trasformazione digitale potrebbe essere accelerato dall'identificazione, valorizzazione e diffusione delle buone pratiche sviluppate dalle amministrazioni".

APPROFONDIMENTO

Nel ranking del Digital economy and society index 2020 (DESI) l'Italia è 25esima in Europa per livello di digitalizzazione. I lievi progressi su alcune aree sono stati bilanciati dal peggioramento su altre, facendoci perdere due posizioni rispetto al 2019 e collocandoci davanti solo a Romania, Grecia e Bulgaria, lontani da Paesi a noi simili come Francia, Germania, Regno Unito e Spagna.

Se nei livelli di connettività e digitalizzazione dei servizi pubblici siamo allineati alla media europea, nelle competenze digitali e nell'uso di internet registriamo i peggiori posizionamenti.

Il Desi regionale, calcolato dall'Osservatorio, consente di identificare con maggiore precisione le aree in cui intervenire per scalare la classifica europea e colmare i gap. In base a questo indice, la regione più digitale d'Italia è la Lombardia, con un punteggio pari a 72 su 100, seguita da Lazio, Provincia di Trento, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Toscana, Veneto, Provincia di Bolzano, Liguria, Umbria e Piemonte. Sotto la media nazionale si collocano invece Valle D'Aosta, Marche, Abruzzo Sardegna, Campania, Puglia, Basilicata, Sicilia, Molise. Ultima in classifica la Calabria, con un punteggio pari a 18,8.

L'Italia è tra gli ultimi Paesi in Europa per copertura di banda larga fissa. A metà 2019 il 78% delle abitazioni è stato raggiunto ad almeno 30 Mbps e il 61% a 100 Mbps. Siamo tuttavia il Paese con il miglior tasso di crescita nella copertura a 100 Mbps dal 2016. La sfida è arrivare al più presto alla copertura di tutto il territorio. Ma è necessario migliorarne anche l'utilizzo: a metà 2019 solo il 31% delle abitazioni usava una connessione ad almeno 30 Mbps, percentuale che scende al 13% per i 100 Mbps. Solo il 38% delle imprese naviga ad almeno 30 Mbps, di cui il solo il 13% ad almeno 100 Mbps. Tra i comuni, la fibra ottica è diffusa solo nel 32% degli enti. Nel corso del 2019 e del 2020 si è assistito a un passo in avanti importante, ma permangono forti gap con la media europea.

Sulla governance della trasformazione digitale l'Italia si è dotata di strategie chiare. La strategia "Italia 2025" prevede venti azioni che aiuteranno a migliorare il posizionamento dell'Italia sul Desi, complessivamente con ottanta risultati da produrre, di cui 42 con scadenze precise. La strategia necessita però di una rivisitazione alla luce dell'esperienza accumulata nell'azione di contrasto alla pandemia da Covid 19.

Il Piano triennale per l'informatica 2020-2022 prevede 48 risultati da produrre. Per 31 di questi sono già stati individuati indicatori e target precisi per i prossimi anni. Oltre ai risultati da produrre, il Piano prevede 285 azioni, di cui 83 da realizzare entro fine 2020. Al netto degli eventuali ritardi a causa della pandemia, il punto cruciale è riuscire a coinvolgere nel processo efficacemente i quasi 6.200 responsabili per la transizione al digitale delle varie Pa centrali e locali. 

La nuova Strategia per le competenze digitali, infine, si basa su quattro obiettivi strategici a cui corrispondono altrettanti assi di intervento, ognuno responsabilità di specifici attori, ma è ancora in attesa del piano operativo.

Se analizziamo la spesa nei  dati diffusi dall'Osservatorio, le Pa locali (comuni e regioni) nel 2019 hanno speso 1,8 miliardi di euro in soluzioni digitali, +6% rispetto al 2018. La regione che spende di più per il digitale è la Lombardia, circa 243 milioni di euro l'anno nel triennio 2016-2018 (24,1 euro a cittadino). Analizzando però il valore pro capite, a primeggiare è la Valle d'Aosta, con 535 euro ad abitante, mentre in Campania vengono spesi solo 2,3 euro per cittadino.

Una buona parte delle risorse viene dall'Europa. Come si affermava precedentemente, l'Italia è il Paese che ha ricevuto i maggiori fondi strutturali per l'agenda digitale, 3,6 miliardi di euro, contro una media di 765 milioni, per i due obiettivi tematici inerenti all'attuazione dell'agenda digitale, l'Ot2, "migliorare l'accesso alle tecnologie digitali" (2,4 miliardi) e l'Ot11, per l'aumento della capacità amministrativa delle Pa (1,2 miliardi). Di contro, il nostro Paese ha speso solo il 35% dei fondi Ot2 ed Ot11 stanziati a fine 2020. Del 57% delle risorse gestito dalle regioni, solo Puglia (81%), Valle d'Aosta (68%) e Lazio (58%) ne hanno speso più del 50%, mentre quella che ha ottenuto (373 milioni) e speso (162) la maggior parte dei fondi è la Sicilia.

Nel nuovo ciclo di programmazione europea 2021-2027, l'Italia potrà beneficiare di oltre 100 miliardi di euro già dal 2021: oltre 40 miliardi per le politiche di coesione e circa 65,5 miliardi a fondo perduto per il piano ripresa e resilienza, di cui il 70% per progetti da attuare nel 2021-2022. A queste, si affiancheranno le risorse che saranno attratte dai fondi diretti di investimento, come Horizon Europe.

Tutte queste risorse, alla luce dell'esperienza pregressa, necessitano il miglioramento della spesa in digitale del Paese e, in particolare, la Pa deve spendere meglio, sperimentando soluzioni emergenti, favorendo gestioni associate, attraendo e trattenendo giovani qualificati.

Il mercato degli acquisti digitali della Pa vale 5,8 miliardi di euro (appena l'8% del mercato digitale italiano) ed è concentrato nelle mani di pochi attori: solo il 15% dei fornitori di Ict lavora con la Pa, mentre i primi 10 per fatturato coprono il 60% di quanto speso dalla Pa in Spid, Anpr e pagoPa.

Mediamente, una gara pubblica in tecnologie digitali è assegnata 4,5 mesi dopo la scadenza per presentare le offerte. Solo il 49% delle gare è assegnato in meno di 100 giorni. Anche se i tempi stanno migliorando (da una media di 167 giorni nel 2012 a una di 80 nel 2019), appaiono ancora incompatibili con quelli dell'innovazione digitale.

Consip gestisce per tutte la Pa gare relative a soluzioni digitali. Quelle già attivate e utilizzabili hanno un valore complessivo di 5,5 miliardi di euro, il 72% già speso dalle Pa. Nel 2020 sono state aggiudicate 55 gare di Ict, di cui 22 bandite nell'anno in corso.

Il problema più rilevante è rappresentato da ricorsi e contenziosi che impediscono alla PA di acquisire nel minor tempo possibile, la migliore soluzione disponibile. Bisogna intervenire anche aumentando competenze, progettualità e managerialità delle amministrazioni in tema di acquisti.

Nel 2019 la spesa per l'acquisto di beni e servizi sopra soglia da parte delle Pa è arrivata a 170 miliardi, il 9,5% del Pil italiano, un valore raddoppiato in sette anni. E nel 2020, dei 180 miliardi di euro messi a disposizione dallo Stato, tra decreto Cura Italia e decreto Rilancio, 26,4 miliardi sono stati gestiti attraverso gare pubbliche, con un ulteriore impulso al sistema di procurement.

La normativa sui contratti pubblici però appare ancora oggi incompleta, instabile, frammentaria e incoerente. A oltre quattro anni dalla pubblicazione del Codice dei Contratti pubblici, sono stati adottati solo 24 dei 45 provvedimenti attuativi necessari a renderlo pienamente operativo. E le Pa italiane faticano a collaborare con l'offerta, in particolare quella di soluzioni digitali.

Lo dimostra il fatto che in quattro anni, le Pa italiane hanno fatto modesto uso delle procedure competitive con negoziazione, dei dialoghi competitivi e dei partenariati per l'innovazione (introdotte per aumentare le collaborazioni con le imprese): appena 326, di cui solo 27 per l'attuazione dell'agenda digitale.

Solo il 36% dei comuni italiani ha nominato il proprio Responsabile per la transizione al digitale e, tra questi, meno di un terzo possiede competenze digitali specifiche. Il cloud è ormai una realtà consolidata tra i comuni: oltre il 50% ne faceva uso nel 2019, un altro 36% ne è a conoscenza e solo il 26% non conosce il piano cloud della Pa.

Il 42% dei comuni non eroga servizi digitali mentre solo il 13% adotta il digitale in maniera pervasiva. I comuni più digitali sono quelli di maggiori dimensioni e al nord Italia. Però, solo il 13% degli enti locali italiani adotta una gestione associata di soluzioni digitali, nelle diverse forme possibili. Tipicamente, si tratta di comuni di piccole o medie dimensioni (tra i 5mila e i 20mila abitanti) concentrati nel nord-est nel Paese, mentre questo modello di gestione è più raro al sud pur se  la collaborazione tra enti porta migliori performance digitali per i comuni più piccoli e una minore spesa pro-capite in digitale.

Scarica le infografiche 2020

Valenzano, 18 dicembre 2020

 

 


 

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