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IPRES: RAPPORTO PUGLIA 2019-2020

L'Ipres ha pubblicato il Rapporto sulla Puglia per gli anni 2019 e 2020, consegnando, come per le edizioni precedenti,  una rassegna di analisi puntuali, utili per cogliere le specificità delle principali politiche di intervento rivolte al territorio.

La pandemia da COVID 19 in corso ha suggerito una modifica dell'impostazione originaria del Rapporto, che si è dunque concentrato  su un approfondimento degli aspetti più rilevanti della programmazione regionale, alla luce dei nuovi orientamenti dell'Unione europea, fissati nel Next Generation EU, sull'utilizzo nei prossimi anni delle dotazioni finanziare straordinarie rese disponibili per le politiche pubbliche nel Recovery fund, nonché sulle risorse relative alla nuova programmazione dei fondi strutturali per il periodo 2021 – 2027, quelle della programmazione 2014 – 2020 e del Fondo sviluppo e coesione (FSC).

L'analisi ha portato alla convinzione della necessità di un vero e proprio salto di qualità nella capacità amministrativa espressa dai territori, nei rapporti istituzionali tra i livelli di governo, nell'applicazione del principio costituzionale della "leale collaborazione".

Obiettivo, per l'ente in house della Regione Puglia, dovrà essere di ricondurre ad unità i processi programmatori e favorire una visione d'insieme dello sviluppo territoriale, in tutte le sue dimensioni, anche assicurando nuove linee di ricerca, rivolte alla coesione tra le Regioni meridionali.

Nella grave crisi determinata dalla pandemia, la Puglia ha prontamente riprogrammato il POR FESR-FSE 2014-2020 e stanziato le maggiori risorse per supportare il sistema regionale  e sostenere imprese e famiglie nella gestione della fase più acuta.

"Per un lasso di tempo, seppur breve, sembra siano state temporaneamente sospese tutte le strategie che ai vari livelli istituzionali miravano al conseguimento di quelli obiettivi strutturali e di lungo periodo, confluiti da ultimo nell'Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile."  Afferma il Rapporto.

"Nei prossimi mesi sarà necessario recuperare una visione unitaria e di lungo periodo in grado di promuovere un approccio innovativo per la convergenza,  la resilienza e la trasformazione nell'Unione europea, in una logica di reale sostenibilità economica, sociale e ambientale."

Il Rapporto Puglia 2019-2020, è stato realizzato nell'ambito del Programma annuale delle ricerche dell'IPRES. Gli studi sono stati elaborati, per la gran parte, sulla base dei dati statistici contenuti nella banca dati "Puglia in cifre" della Fondazione, disponibile sul sito www.ipres.it.

Scarica il Rapporto 

 

APPROFONDIMENTO (riportiamo di seguito ampi stralci tratti dalle conclusioni dei singoli capitoli del Rapporto).

I capitoli del Rapporto Puglia 2019 – 2020 si susseguono analizzando in ciascun di essi uno dei temi ritenuti rilevanti per la futura programmazione e lo sviluppo della regione Puglia.

Il primo capitolo analizza la Strategia di specializzazione intelligente, divenuta sempre più centrale nella programmazione dei fondi dell'Unione europea. Il documento sostiene che sia una politica regionale che si dovrà sviluppare e consolidare "innervando trasversalmente i principali ambiti delle missioni di sviluppo regionale con il prossimo ciclo di programmazione 2021-2027."

"Il rafforzamento e la qualificazione della Strategia si basano sul passaggio da condizione ex ante a condizione abilitante dei programmi regionali di utilizzo dei fondi strutturali. Inoltre, sia i fondi della coesione regionale sia quelli della strategia Next Generation EU sono fortemente orientati agli ambiti propri della Strategia di Specializzazione Intelligente per domini tecnologici, tecnologie abilitanti, tecnologie e servizi digitali, transizione di industrie altamente inquinanti (che interessa le aree di Taranto e Brindisi in modo particolare), oltre alle questioni ambientali, climatiche e dei sistemi sanitari. A questi ambiti si devono aggiungere i processi di sviluppo e consolidamento della leadership industriale e tecnologiche nei diversi segmenti delle catene di valore di interesse comune a livello Europeo, che vedono potenzialmente interessate alcune imprese localizzate in Puglia."

Il secondo capitolo affronta il tema della transizione digitale con un approfondimento sull'Agenda digitale regionale.  Dopo aver analizzato nel dettaglio tutti gli investimenti sul tema, il Rapporto conclude che la pandemia ha determinato un forte incremento del livello di digitalizzazione, imponendo ai governi, alle amministrazioni pubbliche e alle organizzazioni private di svolgere in remoto gran parte delle attività economiche e sociali. I cambiamenti sperimentati durante il lockdown permarranno anche successivamente, al termine dell'emergenza sanitaria, e dunque si impone, anche in Puglia, una riflessione su aspetti connessi all'equità dell'accesso agli strumenti e alle reti di comunicazione, sulle questioni legate alla privacy e alla sicurezza informatica, soprattutto in quei contesti socio-economici caratterizzati da una pre-esistente fragilità.

"Intensità e qualità della ripresa – recita il Rapporto - dipendono molto dalle infrastrutture e dalla digitalizzazione delle Amministrazioni Pubbliche. In Puglia, il livello di attuazione degli interventi in tema di agenda digitale ha sinora consentito di apprezzare solo parzialmente gli effetti derivanti dalla digitalizzazione di molti servizi che saranno offerti dalla Regione, che potrà beneficiare dell'apertura verso le altre Amministrazioni Pubbliche regionali, come contemplato dai più recenti documenti di programmazione e dai futuri investimenti post-COVID."

Infine, il Rapporto conclude affermando che la rivoluzione digitale costituirà una delle principali politiche dell'Unione Europea e criterio trasversale nella valutazione dei piani di investimento per l'utilizzo da parte degli Stati membri dei fondi Next Generation EU e del Quadro finanziario pluriennale 2021-2027. "Le risorse assegnate da quest'ultimo al mercato unico, all'innovazione e all'agenda digitale ammontano nel complesso a 132.781 milioni di euro pari al 12,4% del totale. Secondo la CE, il fabbisogno annuo di investimenti ammonta in media a 18.970 milioni di euro. Oltre ad una dotazione pari a 1.832 milioni nell'ambito del Meccanismo per collegare l'Europa e agli obiettivi di Orizzonte Europa, il Programma Europa Digitale investirà nelle capacità digitali strategiche fondamentali quali il calcolo ad alte prestazioni, l'intelligenza artificiale e la cyber-sicurezza dell'UE, con un investimento complessivo stimato in 6.761 milioni di EUR."

Nel terzo capitolo si considerano la politica di incentivazione alle piccole, medie e grandi imprese per le attività di R&S e innovazione tecnologica della Regione Puglia nel ciclo di programmazione del PO FESR-FSE 2014-2020 e i risultati conseguiti a livello dei due Sistemi Locali del Lavoro di Taranto e Brindisi.

Partendo dall'osservazione che le caratteristiche della struttura produttiva influenzano in modo rilevante le capacità di accesso agli strumenti di incentivazione diretta alle imprese per il sostegno alle attività di R&S e di innovazione, il Rapporto registra che gli interventi generali di sostegno alle imprese sembrano non esplicitare effetti significativi in termini di avvio e consolidamento di processi di diversificazione produttiva nelle aree interessate, soprattutto nel Sistema Locale del Lavoro di Taranto a forte presenza di una monocoltura produttiva di grandi dimensioni e inserita in una catena di valore internazionale. Tuttavia, in questo contesto si segnalano importanti interventi che possono innestare sul territorio processi orientati ad una maggiore differenziazione produttiva rispetto alla monocoltura dell'acciaio. "Tra le attività di sostegno all'innovazione è da segnalare, ad esempio, l'istituzione del "Tecnopolo" con la legge di bilancio 2020-2022 che avrà un ruolo importante nell'attuazione degli interventi finanziati nell'ambito del Just Transition Fund lanciato dalla Commissione Europea e approvato dal Consiglio Europeo il 22 luglio 2020."

Invece, in aree con una presenza di imprese già più articolate sotto il profilo produttivo e dimensionale (quale ad esempio il Sistema Locale del Lavoro di Brindisi) si osserva "un processo di differenziazione dello sviluppo territoriale che si auto-alimenta con la differente capacità di accesso a strumenti differenziati di sostegno alle imprese."

Il quarto capitolo è dedicato alle politiche giovanili, intese come  politiche distributive, mediante le quali, a fronte di costi generalmente diffusi, si erogano trasferimenti finanziari o servizi a fasce più o meno concentrate di popolazione che ne beneficiano.

La Puglia è caratterizzata da elevati tassi di disoccupazione ed emigrazione giovanile e da un rilevante e critico fenomeno dei NEET, i giovani che non studiano e non lavorano. La regione ha alle spalle un decennio di interventi orientati al rafforzamento delle competenze di base e contrasto alla dispersione scolastica, al potenziamento dei percorsi di istruzione e formazione, all'accompagnamento e inserimento al lavoro e, più recentemente,  all'autoimprenditorialità e alla creazione di impresa.

Il capitolo sottolinea una situazione di estrema difficoltà, in cui la pandemia ci ha costretti, che rafforza la necessità di ripensare anche le politiche giovanili con un approccio nuovo, "come un unicum, nel quale gliinterventi di rafforzamento delle competenze connessi alle politiche dell'istruzione siano in qualche maniera interdipendenti a quelli di accompagnamento al lavoro come a tutti gli altri."

In questo senso, sarà importante progettare, in funzione del nuovo incerto scenario post-pandemia, che potrà anche prevedere per la nostra regione, ad esempio, un effetto di riduzione dell'emigrazione giovanile - un completamento della filiera degli incentivi regionali a favore dei giovani, mettendo a disposizione un set completo di strumenti di supporto con caratteristiche diverse a seconda della fascia di età e/o del livellodi maturità delle idee da finanziare.  "Ogni misura potrà funzionare tanto meglio quanto più si prefiggerà il conseguimento di obiettivi specifici e circoscritti, ed in questo senso, per poter essere efficace, dovrà  essere opportunamente ‘disegnata', tenendo conto dei (rinnovati) elementi di contesto, dei target cui rivolgersi e dei contenuti di policy da prevedere."

L'ultimo capitolo ci offre invece una ricognizione dei provvedimenti economici del Governo e delle Regioni italiane emanati durante la pandemia ed esamina le misure a sostegno dell'economia e del sistema sociale adottate dalla Regione Puglia per contrastare la crisi COVID-19. In particolare, gli interventi sono analizzati con riferimento alle (eventuali) dotazioni finanziarie stanziate, alle aree di policy di pertinenza e ai destinatari degli interventi.

Il Rapporto Puglia 2019 – 2020 si conclude con alcune considerazioni di cui vi forniamo di seguito il testo.

"La Puglia, anche grazie alla riprogrammazione del POR FESR-FSE 2014-2020, è stata tra le Regioni italiane che, nei mesi scorsi, ha stanziato - in termini di euro procapite - le maggiori risorse per supportare il sistema regionale nella grave crisi determinata dalla pandemia.

La Regione ha reagito con tempestività, come dimostra il fatto che già il 05 marzo sia stato approvato il primo provvedimento di sospensione dei rimborsi dei mutui erogati da Puglia Sviluppo.

Ciò detto, l'analisi della tipologia delle misure adottate dalla Regione Puglia riportata nel capitolo ha evidenziato come gli sforzi profusi dall'Amministrazione regionale siano stati completamente orientati a sostenere imprese e famiglie nella gestione della fase più acuta dell'emergenza, per evitare che la stessa producesse impatti catastrofici soprattutto sulle persone e sulle realtà produttive più esposte a situazioni di fragilità.

I provvedimenti approvati, quindi, sono stati fondamentalmente caratterizzati da un orizzonte temporale di brevissimo/breve periodo (il termine dell'emergenza sanitaria oppure il 31 dicembre 2020), e da un dispiegamento di risorse certamente straordinario, ma indispensabile alla luce della gravità della crisi che, in tempi così rapidi, ha completamente sconvolto il nostro Pianeta.

Per un lasso di tempo, seppur breve, sembra siano state temporaneamente sospese tutte le strategie che ai vari livelli istituzionali miravano al conseguimento di quelli obiettivi strutturali e di lungo periodo, confluiti da ultimo nell'Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile.

Al riguardo, il Rapporto dell'ONU "Shared Responsability, Global Solidarity: Responding to the Socio-Economic Impacts of COVID 19", presentato all'inizio di aprile 2020, ha analizzato il possibile impatto della pandemia su tutti i Goal dell'Agenda 2030, prevedendo, per la gran parte di questi, effetti prevalentemente negativi.

A livello nazionale, anche l'ISTAT e l'ASviS  hanno approfondito le possibili relazioni tra pandemia da Covid-19 e SDGs 2030.

Il Rapporto dell'Istat, in particolare, ha sottolineato come, se, da un lato, il lockdown ha avuto un impatto negativo sulle attività economiche, esso ha prodotto, per altri versi, effetti positivi sulle emissioni climalteranti e inquinanti, ma anche sull'accelerazione della dimensione digitale nel mondo del lavoro (Goal 8) e sullo svolgimento della didattica (Goal 4), seppure la popolazione interessata non sia uniformemente preparata (Goal17 e Goal 5).

In questo contesto, nei prossimi mesi, sarà necessario, come richiamato anche dalle conclusioni del Consiglio europeo (17-21 luglio 2020), recuperare una visione unitaria e di lungo periodo in grado di promuovere un approccio innovativo per la convergenza, la resilienza e la trasformazione nell'Unione europea, in una logica di reale sostenibilità economica, sociale e ambientale."

Valenzano, 8 marzo 2021

 

 


 

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