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ACCORDO DI PARTENARIATO. VERSIONE DEFINITIVA?

Potrebbe essere la versione definitiva, anche se il condizionale è d'obbligo, visto il gran numero di rilievi (ben 351 ndr) che Bruxelles ha eccepito sulla precedente versione. 

 

Il Corriere delle Comunicazioni ha pubblicato, lo scorso 8 maggio, il testo dell'accordo di partenariato per la politica di coesione europea che il governo Renzi ha mandato a Bruxelles, dopo la bocciatura della precedente bozza. Nel nuovo testo si leggono le modifiche apportate al documento, dopo i rilievi dell'Unione Europea, e in particolare si sottolinea che ci sarà un coordinamento nazionale e che saranno utilizzati altri fondi nazionali. Tra le più importanti critiche alla precedente versione, infatti, c'erano la frammentarietà dell'intervento, privo di una  regia nazionale, e la scarsità di risorse  (vedi nostro articolo ndr).

Soffermandoci in particolar modo sull'Obiettivo Tematico 2 della nuova politica di coesione comunitaria - PA digitale, banda larga e sviluppo della domanda - nel nuovo documento si dà maggiore rilievo al piano nazionale per la banda ultra larga, dichiarando che non saranno utilizzati solo i 3.6 mld euro previsti dai fondi FESR per l'Agenda digitale, ma anche altri fondi. Saranno infatti utilizzate le risorse del FEASR - il fondo europeo per lo sviluppo rurale - per il completamento della riduzione dei divari digitali nei territori e la diffusione di connettività in banda larga e ultra larga, rendendo più credibile il raggiungimento della copertura di percentuale di popolazione coperta e, nel contempo, lavorando per il raggiungimento dell'inclusione sociale, la riduzione della povertà e lo sviluppo economico nelle zone rurali.

Ancora, il Governo, recependo i suggerimenti della Commissione, dichiara che "gli interventi, le azioni e i programmi da realizzare nell'ambito della politica di coesione saranno inquadrati in un contesto in cui strategia, governance, livelli di responsabilità e capacità nell'attuazione sono ben definiti ed eventualmente prevedano il ricorso a meccanismi di sussidiarietà". In particolare, sarà l'Agenzia per l'Italia digitale ad avere "un ruolo determinante nell'indirizzare e coordinare le scelte tecnologiche, favorendo la definizione di standard comuni (di autenticazione, accesso, anagrafica, cooperazione applicativa, etc.) e quindi la diffusione di soluzioni pienamente interoperabili nei vari settori di intervento (es. sanità, istruzione, giustizia)". In questo modo le scelte regionali saranno "messe a sistema" in un quadro coerente con le misure previste a livello nazionale dall'Agenda Digitale Italiana, finanziate con risorse ordinarie pubbliche.

Il Governo ritiene dunque di aver risposto alle principali critiche e aver precisato l'esistenza di un piano nazionale che sarà finanziato con risorse specifiche a integrazione dei fondi strutturali.

La Commissione Europea ora ha tempo fino a luglio per rispondere alla nuova proposta di Accordo di partenariato e solo allora si saprà se questa sia o meno la versione definitiva del piano che disegna il futuro di digitalizzazione dell'Italia futura.

Scarica il documento

Nel frattempo la Commissione Europea pubblica la sul sito della DG REGIO le nuove schede specifiche per ogni paese UE riguardanti la politica di coesione (http://ec.europa.eu/regional_policy/information/cohesion-policy-achievement-and-future-investment/index.cfm) che forniscono informazioni chiave sui piani di ciascuno stato membro per il periodo di finanziamento 2014-2020, incluse le disaggregazioni degli importi stanziati dai finanziamenti della politica di coesione e le principali priorità di investimento. Le schede riportano anche un'istantanea up-to-date dei risultati che sono stati raggiunti fino ad ora ed evidenziano i progetti portati avanti con successo nel periodo 2007-2013.

Scarica la scheda dell'Italia

Valenzano, 12 maggio 2014

 


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