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ITALIA 18° SU 27 PAESI SECONDO L'INDICE IBI

  Presentato ieri a Roma il rapporto I-com 2011 sulle reti di nuova generazione "Livello e remunerazione degli investimenti privati delle nuove reti di telecomunicazione"
 

 

Ieri a Roma, nel corso del convegno "Goodbye Digital Agenda?", è stato presentato il rapporto I-COM 2011  "Livello e remunerazione degli investimenti privati delle nuove reti di telecomunicazione" nel quale è stato disegnato il quadro di riferimento del tasso di penetrazione della banda larga in Italia. Il convegno è stata anche l'occasione per presentare l'IBI (I-Com Broadband Index), l'inedito indice per valutare lo sviluppo dei mercati a banda larga messo a punto da I-Com, l'associazione no-profit nata per promuovere temi e analisi sulla competitività in chiave innovativa.

In base all'IBI, l'Italia è diciottesima sui 27 Paesi della Ue, con un punteggio di 4,5, al di sotto della media di 5, lasciandosi alle spalle solo i Paesi est-europei, e la Spagna (4,0).

Colmare il gap con i Paesi più avanzati e centrare i target dell'Agenda Digitale europea non sarà facile, hanno sostenuto gli intervenuti al convegno, anche perchè la sfida che si pone oggi è legata alla necessità di realizzare una rete basata su un'architettura completamente diversa e alternativa rispetto a quella precedente, che richiede uno sforzo economico e una pianificazione strategica per l'intero istema-paese. L'impegno sotto il profilo infrastrutturale, la possibilità di remunerare gli investimenti solo nelle zone urbane densamente popolate, la necessità di procedere con una regolamentazione asimmetrica, perchè le reti di accesso restano nelle mani degli ex-monopolisti, sono solo alcuni dei problemi da affrontare. 

Una tema rilevante è quello del costo complessivo delle nuove reti, che raggiungerà i 25-30 miliardi di euro, ovvero un costo annuale tra i 2 ed i 2,5 miliardi di euro, in un arco di tempo di 10-15 anni. Solo parte di questi costi potrà essere coperta dagli operatori privati. L'Italia appare ben posizionata da questo punto di vista, essendo il Paese nel quale si prevede il maggiore volume di investimenti privati all'anno fino al 2015, 924 milioni di euro, a fronte degli 866 milioni della Germania e gli 813 milioni del Regno Unito. Ma questa previsione dovrà essere verificata alla luce dei rapidi mutamenti del quadro nazionale e del livello degli investimenti  finora effettuati dall'Italia, tra i più bassi in Europa.

Affinché le previsioni possano essere rispettate, è necessario che tutti gli operatori siano messi in condizione di investire. Difficilmente lo Stato potrà assumersi da solo l'onere di completare gli investimenti derivanti dall'iniziativa privata, sia pure nelle forme di partnership pubblico-private, o con l'ausilio degli enti locali. Allora l'Italia deve certamente fare leva su quella che è divenuta la sua eccellenza, ovvero le tecnologie mobile, salvaguardando la necessità di far concorrere più reti e più tecnologie per accelerare la diffusione della banda larga ad alta velocità.  Altrimenti, il rischio che si corre è l'affacciarsi di un nuovo "digital divide" tra le aree nelle quali vi sarà una rete in fibra a elevatissime prestazioni e quelle dove altre tecnologie suppliranno, senza potere però garantire le stesse possibilità. (i.cam)

Scarica il rapporto

Valenzano, 16 dicembre 2011


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